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Amici e lettori di Quotazione Sterlina Oro, l’articolo odierno è dedicato a scoprire le origini della moneta. Questo post si collega ad un precedente articolo mirato a capire quando nasce la moneta e come questa si è evoluta nel corso del tempo.

Qualora voleste approfondire l’analisi relativa al valore delle monete rare nel mondo numismatico vi consigliamo di visionare l’articolo dedicato cliccando il precedente link. Buona lettura.

Origini della moneta

La moneta rappresenta lo svincolo dal regime del baratto che l’aveva preceduta. La primitiva forma di vita sociale si basava sul baratto in cui la merce scambiata doveva essere pesata di volta in volta. Ma non appena si estendeva la cerchia delle merci da scambiare anche solo ad una decina di voci – bue, pecora, pesce, frutta, frumento, orzo, pelle animale, selce levigata, punta di freccia, clava le difficoltà aumentavano enormemente perché le valutazioni da farsi diventavano novanta, in quanto ogni prodotto poteva essere scambiato con ciascuno degli altri nove. Se poi le merci raggiungevano la ventina, le valutazioni ovviamente diventavano trecentottanta.

Da ciò, derivò l’assoluta necessità di disporre di veri prodotti da barattare con un solo elemento, in modo da rendere più agevoli gli scambi stessi.

 

I primi popoli a trattare con la moneta

Furono i Sumèri – gli abitanti della Mesopotamia che nei tempi più remoti (4000 circa a.C.) avevano inventato la scrittura – che con i loro sacerdoti stabilirono di scegliere il metallo come la merce più adatta allo scopo in quanto, tra molti pregi, aveva anche quello particolare del peso costante.

I metalli prescelti furono l’oro, sacro al dio solare, e l’argento,  consacrato alla pallida luna; il rapporto tra i due metalli fu stabilito da uno a tredici e un terzo, corrispondente, sembra, al rapporto astronomico tra l’anno solare ed i mesi lunari.

Sviluppando per primi la serie infinita di numeri, i Sumèri adottarono come base delle loro valutazioni il numero dodici – in apparenza meno comodo del dieci che corrispondeva alle dita delle mani – poiché divisibile per tre e per quattro. Inoltre, allo scopo di materializzare il concetto astratto del numero, fu presa a base la libbra d’argento, detta poi con il nome latinizzato “mina”. Il suo multiplo fu il “talento”, pari a sessanta libbre d’argento; la mina fu divisa in sessanta “sicli” corrispondenti ciascuno a centottanta grani di frumento.

I metalli preziosi, restavano gelosamente custoditi all’interno dei templi dove i sacerdoti espletavano quell’importantissima e delicata operazione che regolava gli scambi di merce e le affittanze, recuperando anche la parte di valore che doveva essere riservata alle autorità. Tale concetto di denaro aveva sempre e soltanto un carattere astratto; cioè ai “talenti”, alle “mine” ed ai “sicli” non corrispondevano le relative monete e pertanto era logico e scontato il senso di disagio che avvertivano i contraenti, in modo particolare i contadini ed i piccoli artigiani che non potevano vedere materialmente il valore del loro prodotto.

 

Il tempo dei Fenici

I Fenici effettuavano scambi con gli indigeni dell’Africa occidentale, ricorrendo ad un sistema più tangibile ed immediato. Essi erano soliti allineare sulla spiaggia quanto volevano offrire, ritirandosi poi sulle loro navi. Gli indigeni allora osservavano ciò che veniva offerto e ponevano accanto ad ogni tipo di merce il quantitativo di polvere d’oro che ritenevano adeguato allo scambio, e si ritiravano a loro volta. Se i Fenici erano d’accordo, si prendevano l’oro e lo scambio era concluso; in caso contrario, l’operazione veniva ripetuta fino a quando essa risultava di reciproco gradimento.

 

L’arrivo della moneta

La prima soluzione a questa naturale aspirazione trova la sua applicazione in Babilonia dove si fa riferimento a pesi fissi d’argento, sostituiti poi da pesi di rame e quindi di bronzo, dalla curiosa ed un po’ enigmatica forma d’anitra.

Ma è nella Grecia che troviamo la prima moneta, anche se questa si concretizza ancora in uno strano modo e cioè in quegli “spiedi di ferro” lunghi più di un metro che venivano dati inizialmente ai Giudici in compenso della loro opera prestata in giudizio. Ciascuno di questi spiedi, detti “obelos”, davano diritto a ritirare un pezzo di carne della vittima immolata; lo stesso compenso spettava ai semplici cittadini quando detti spiedi erano loro concessi in occasione di feste o di cerimonie.

Ad un certo momento, la poco maneggevole moneta subisce una netta variazione; nella Lydia appaiono, tra il 629 ed il 600 a.C., dei dischi metallici di varie dimensioni, su cui il Re aveva fatto apporre il proprio sigillo. Questi dischi erano di elettro, cioè di una lega d’oro e d’argento, ma ben presto furono sostituiti da altri in oro puro. Ciò accadeva nel VI secolo a.C., sotto il regno di Creso (561-546 a.C.), famoso per le sue straordinarie ricchezze.

Nella Grecia vera e propria, il nome della moneta base non varia molto da quello che indicava il primitivo spiedo: l’”obelos” diventa “obolos”, l’”obolo d’argento” è appunto l’unità monetaria greca che, raggruppata in numero di sei, dà origine alla “dracma”. I pesi della dracma variano, a seconda delle epoche, da g 4,3 a circa g 4 nel I secolo a.C., e la dracma è la centesima parte di quella mina che abbiamo già ricordato tra i “denari teorici” dei Sumèri.

A questa trasformazione esteriore del mezzo di scambio corrisponde anche un profondo cambiamento nella vita sociale dei popoli. Ad una prima fase agricola e pastorizia succede una vita commerciale sempre più intensa per cui le popolazioni si trasferiscono lentamente dalle campagne verso quegli agglomerati che daranno poi vita alle future città.

Se la civiltà dei tempi di Omero evidenziava l’importanza di un uomo dal numero dei capi di bestiame posseduti, ben presto il bestiame cede il posto a quel mezzo che tutto può procurare, la moneta, che permette altresì il commercio e lo  scambio di beni lontani tra loro.

A titolo di curiosità riferiamo che ai tempi della Grecia arcaica (600 circa a.C.), il valore di uno schiavo era fissato in cento capi di buoi, mentre il prezzo di una donna poteva variare da quattro a venti buoi, a seconda delle sue personali caratteristiche; il corrispettivo di una buona armatura si aggirava su venti buoi.

Tornando a noi, è facile immaginare come il portare con sé grossi quantitativi di moneta comportasse, oltre che una notevole scomodità, anche una forte dose di pericolo. E così, inevitabilmente, si diffuse la “lettera di credito” al cui uso in principio ricorse in esempio un padre, che mandato il figlio a studiare ad Atene, lo faceva accompagnare da uno scritto in cui egli s’impegnava a riconoscere i debiti che il figlio avrebbe contratto fino all’ammontare di una determinata somma.

Abbiamo visto come, dall’idea astratta del denaro sotto i Sumèri si è passati con i popoli babilonesi e della Lydia, alla realizzazione materiale della moneta.

 

Conclusioni

Con la speranza che questo post dedicato a scoprire quando nasce la moneta e l’evoluzione delle sue tecniche di realizzazione sia stato di vostro interesse, restiamo in attesa delle vostre opinioni e dei vostri preziosi commenti.

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Alla prossima con le migliori news relative al mondo della numismatica.