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Cari lettori di Quotazione Sterlina Oro nel post odierno andremo a scoprire utili informazioni su come collezionare monete medievali e le zecche italiane. Prendendo spunto dall’articolo dedicato a scoprire come collezionare le monete romane, andremo ora conoscere maggiori informazioni sulle monete medievali e le zecche italiane.

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Collezionare monete medievali e le zecche italiane

Con la monetazione medioevale lo studioso avrà la gloriosa storia dei nostri Comuni, delle repubbliche marinare e delle diverse Signorie che hanno dato vita alle molteplici zecche italiane. Le collezioni potranno essere ordinate  secondo le località, le epoche, le dinastie, limitatamente ad una sola zecca, adottando insomma il criterio che sarà più congeniale ai gusti del raccoglitore. La difficoltà dell’interpretazione dei caratteri gotici e delle raffigurazioni, talvolta piuttosto schematiche, aumenta il fascino di questa collezione.

Dall’autorità imperiale il diritto di conio si trasferisce politicamente ai rappresentanti laici ed ecclesiastici di quelle famiglie e di quelle organizzazioni a carattere comunale che appunto formano l’ossatura dell’intero panorama storico della penisola. Sotto il profilo tecnico, la novità più saliente da registrare è il ritorno nel XIII sec., in pieno periodo comunale, alla coniazione contemporanea dell’oro, dell’argento e del bronzo, dopo quella circolazione monometallica basata sul solo argento che era stata imposta nel periodo carolingio.

Le caratteristiche tipologiche delle monete di questo periodo sono molto varie e con caratteri piuttosto marcati che le differenziano le une dalle altre. Però, per alcune di queste monete, le rappresentazioni realizzate su di esse si ripetono con una tale costanza da rasentare la monotonia.

Così sul “Genovino” troviamo sistematicamente il castello stilizzato e la croce, sul “fiorino” il giglio e San Giovanni Battista , e sullo “zecchino” il Doge genuflesso davanti a San Marco. Da rilevare, comunque, la prevalenza del soggetto religioso nelle varie coniazioni.

Le monete medievali rientrano nel quadro cronologico i cui limiti si fissano tra la fine dell’impero romano e la monetazione del regno d’Italia, che viene comunemente riassunto con il nome di “zecche italiane”. Nella storia delle zecche d’Italia si riflettono le complesse e articolate vicende della penisola.

Il Corpus Nummorum Italicorum, l’opera voluta e realizzata da Vittorio Emanuele III che elenca le monete battute in Italia o da italiani all’estero, dal medioevo ai tempi del suo regno, è tuttora un testo basilare della numismatica italiana.

Vi si contano 192 zecche la cui attività è dimostrata, 61 località in cui si può ipotizzare che vi sia stata attività di zecca, 12 località ove si è coniata moneta in momenti di emergenza, 33 zecche di città oggi non più italiane, ivi comprese le zecche d’oltralpe dei Savoia.

Se a queste aggiungiamo le tre zecche della Sicilia, non descritte dal Corpus, arriviamo al rispettabile numero di 304 città che nel tempo hanno coniato monete; alcune erano già attive in epoca romana come Milano, Pavia o Roma, altre sono state create in epoca medioevale o moderna.

L’apertura di una zecca a volte fu dovuta all’intraprendenza di un capitano di ventura, od allo spostamento temporaneo di una città assediata.

Per alcune zecche esiste poi solo un’ipotesi sulla loro attività: si conosce una concessione imperiale, ma non sono pervenute fino a noi monete; per altre zecche la concessione imperiale è stata accertata, ma il principe ha poi fatto coniare le sue monete in qualche officina maggiore.

Dal 1892, la sola zecca rimasta in Italia a battere moneta è quella di Roma.

 

Conclusioni

Sperando che questo articolo dedicato a scoprire utili informazioni in merito a come collezionare monete medievali sia stato di vostro interesse, restiamo in attesa delle vostre opinioni. Per maggiori dettagli vi consigliamo di dare un’occhiata alla nostra guida sul collezionismo numismatico.

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