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Cari lettori di Quotazione Sterlina Oro nel post odierno andremo a scoprire interessanti dettagli in merito alla monetazione rinascimentale. Questo articolo ben si collega alla nostra guida al collezionismo numismatico oltre che al post dedicato a scoprire il valore delle monete rare. La nostra analisi farà leva sul periodo storico del rinascimento e sulle monete coniate durante quegli anni di importante sviluppo culturale e artistico.
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La monetazione rinascimentale
La nuova “età dell’oro” che siamo soliti definir Rinascimento non poteva trascurare la moneta. In questa straordinaria stagione dello spirito e dell’ingegno umano, quando l’appassionata ricerca e lo studio delle origini permisero la riscoperta dei grandi classici, le arti figurative conobbero una fioritura insuperata.
La ricerca del bello e l’adozione di nuovi canoni estetici produce risultati straordinari. I Principi, abbigliati con vesti preziose, vivono in palazzi sempre più belli, arredati con gusto, alle cui pareti cominciano ad apparire dipinti destinati a diventare capolavori assoluti.
Sulle tavole compare una posateria eseguita da abili orafi, mentre i finimenti, le selle e le gualdrappe dei cavalli diventano sempre più ornati e ricercati. Le armature vengono niellate ed ageminate sino a trasformarle in veri e propri abiti da cerimonia ed anche tutto ciò che è oggetto di uso comune viene eseguito con estrema cura ed è arricchito ed abbellito secondo la nuova estetica.
Nasce contemporaneamente la grande medaglistica di Pisanello e Sperandio, di Matteo de’ Pastri e dell’Antico e, in tale contesto, anche la moneta si adegua al gusto nuovo. Nelle grandi come nelle piccole corti si afferma il desiderio di far conoscere, attraverso la circolazione monetaria, l’immagine del Principe, mentre la diffusione del doppio ducato e, soprattutto, del testone darà vita ad una galleria di ritratti senza precedenti. Naturalmente questi Signori, così inclini alla ricerca estetica, non potevano contentarsi dei semplici intagliatori di conii in zecca.
Per raffigurare sé stessi volevano il meglio ed è così che ci è stata tramandata l’opera di Francesco Raibolini detto “il Francia” a Bologna, così come quella di Giannantonio da Foligno a Ferrara; e ancora troviamo Bartolomeo Melioli e Gian Marco Cavalli a Mantova, Ambrogio da Civate e il Paradosso a Milano, Antonello della Moneta a Venezia, il Serbali da Pescia ed Emiliano Orfini alla corte papale.
Inoltre, visto il successo ottenuto da queste emissioni, nessun Principe rinunciò più alla moda di apporre la propria effigie sulle monete e così, anche nel “gran cinquecento”, continuò l’uso di rivolgersi ai migliori artisti per ottenere monete sempre più realistiche e belle.
I nomi di questo periodo sono tra i più noti dell’epoca e vanno da:
- Benvenuto Cellini
- Castorino da Siena
- Jacopo da Trezzo
- Leone Leoni
- Alessandro Cesati
- Pier Paolo Galeotti
Questo spiega facilmente perché la serie rinascimentale e cinquecentesca non abbia eguali per ricchezza e splendore in tutta la storia monetale d’Europa.
Così anche la moneta, affermazione di una sovranità e testimonianza metallica allineata con l’espressione artistica e la cultura dell’epoca, trova rinnovati valori figurativi e letterari.
Mentre, infatti, il nuovo pensiero Rinascimentale porta ad una mutata concezione compositiva del tondo a ad un trattamento della superficie esaltato da un’insolita profondità spaziale si affermano sui campi delle monete, oltre agli stemmi araldici, il ritratto del Principe e raffigurazioni a carattere mitologico, simbolico, evocativo.
Conclusioni
Sperando che questo articolo dedicato a scoprire utili informazioni in merito alla monetazione rinascimentale sia stato di vostro interesse, restiamo in attesa delle vostre opinioni.
Potete farci sapere cosa ne pensate o inviarci altri consigli attraverso lo spazio commenti riservato o attraverso la pagina contatti. Inoltre per dubbi o curiosità vi invitiamo a visitare la relativa sezione contatti del nostro sito web.
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